Tipologia linguistica: indoeuropeo, neolatino. La distanza tipologica (e in particolare gli aspetti arcaici della latinità insulare) rispetto allitaliano e alle altre lingue romanze, fanno tradizionalmente considerare i dialetti sardi come un gruppo a sé stante nel sistema degli idiomi neolatini. Il sistema delle varietà sarde presenta notevoli differenze al suo interno: larea centrale, logudorese e nuorese, è quella che offre le caratteristiche più spiccate di originalità, ma il legame con il tipo dialettale meridionale, o campidanese, resta comunque forte. Diversa è la situazione di due gruppi dialettali parlati nella parte settentrionale della Sardegna, il gallurese e il sassarese: essi riflettono condizioni più simili allarea còrsa e al toscano, e si considerano il frutto di un consistente influsso continentale risalente al periodo del predominio pisano e genovese (secc. XII-XIV, per il sassarese), o di una massiccia immigrazione proveniente dalla Corsica (per il gallurese): la toponomastica e la documentazione storica rivelano che in passato le condizioni dellarea settentrionale erano tipologicamente affini a quelle del logudorese. In particolare, è di tipo schiettamente còrso, con fortissimi influssi liguri, il dialetto parlato sullisola della Maddalena.
Diffusione: i dialetti sardi e quelli ad essi collegati coprono lintero territorio dellisola, con leccezione della città di Alghero, di lingua catalana, e delle comunità tabarchine di Carloforte e Calasetta. Linsularità contribuisce naturalmente a definire lo spazio linguistico sardo ben al di là delle tipologie e delle suddivisioni interne: malgrado le loro peculiarità e il raccordo con gruppi dialettali esterni, anche il gallurese e il sassarese vengono considerati parte integrante del patrimonio linguistico sardo, al quale sono del resto accomunati da fattori di relativa omogeneità culturale che trovano riscontro soprattutto nel lessico.
Considerazioni generali: la questione linguistica è strettamente associata, in Sardegna, allinsorgere di un movimento a carattere regionalistico e nazionalistico che raccoglie leredità del "sardismo" culturale ottocentesco, legato alla valorizzazione della specificità isolana quale retaggio storico delle antiche tradizioni autonome dei Giudicati e del Regnum Sardiniae. Il regionalismo politico sardo si sviluppa soprattutto dopo la prima guerra mondiale negli ambienti del reducismo (Partito Sardo dAzione), e coglie un parziale successo con la promulgazione dello statuto di autonomia regionale (1948), ma assume caratteri di rivendicazione etnica soprattutto a partire dagli anni Settanta, quando il problema della tutela e valorizzazione della specificità linguistica diventa uno dei punti nodali dei programmi autonomisti. Il concetto di "lingua sarda", peraltro, è legato alle caratteristiche strutturali comuni di un sistema dialettale a sé stante nel contesto romanzo, e non alla presenza di un "tetto" linguistico unificante: il problema di uno standard si ripropone a più riprese nella storia linguistica isolana, ma ancora oggi è lontano da una soluzione soddisfacente. Malgrado il maggiore prestigio goduto in passato dal logudorese, esso non è riuscito a diffondersi come varietà "illustre" a livello parlato; inoltre, anche a voler escludere il tipo settentrionale (sassarese e gallurese), le differenze tra logudorese, nuorese e campidanese - le varietà che maggiormente riflettono la specificità linguistica sarda - rimangono tali, che risulta assai problematico approdare a una koinè uniforme. Si prospetta quindi la necessità di una tutela e valorizzazione di diverse "lingue" allinterno della specificità linguistica sarda.
Consistenza numerica: su una popolazione complessiva di circa 1.700.000 abitanti, si calcola che il sardo sia parlato o inteso da almeno un milione di persone. Ad esse si aggiungono le comunità di emigrati in Italia e allestero, che mantengono spesso a livello familiare la pratica dei dialetti sardi e ne promuovono in vario modo la vivacità culturale. Non esistono dati sulla consistenza numerica dei locutori delle singole varietà sarde.
Status: in base alle normative di legge, il sardo è riconosciuto come lingua minoritaria dallo Stato Italiano; la legislazione regionale prevede già da alcuni anni la tutela e la valorizzazione del sardo in condizioni di co-ufficialità accanto allitaliano, ma tali normative incontrano difficoltà di attuazione soprattutto per i problemi legati alla definizione di uno standard.
Utilizzo pubblico: negli ultimi anni le iniziative per un sempre più incisivo utilizzo delle varietà sarde allinterno della pubblica amministrazione si sono moltiplicate, soprattutto a livello locale, pur senza rappresentare una prassi generalizzata; discreta visibilità sta acquisendo lutilizzo del sardo nella toponomastica.
Educazione: negli ultimi anni, sotto il controllo della Regione Autonoma e delle Università sarde (in particolare attraverso lattività dellOsservatorio Linguistico Sardo) sono state avviate diverse iniziative per la formazione di un corpo docente di e in lingua sarda; la didattica in sardo è praticata a livello sperimentale in diverse scuole dellisola, ma senza alcuna sistematicità.
Media: la letteratura in lingua sarda affonda le sue radici nella tradizione medievale dei condaghes, documenti a carattere amministrativo con i quali si formalizzò un precoce utilizzo pubblico della varietà logudorese. Maggiore continuità assunse luso letterario del sardo dal sec. XVI ai giorni nostri. Oggi lespressione scritta in sardo è ampia e tocca spesso vertici interessanti sotto laspetto artistico, ma a tale fioritura non corrisponde unanaloga vivacità nellambito dei media: esistono alcune pubblicazioni monolingui o bilingui, ma di diffusione limitata soprattutto ai circoli culturali e militanti; trasmissioni radiofoniche di emittenti locali fanno talvolta uso del sardo, ma manca completamente una presenza della lingua minoritaria nellambito televisivo.
[tratto da: CIP - Minoranze linguistiche tutelate dalla legge 482/1999]
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